DSA e BES
Numeri, tabelline, operazioni, problemi, frazioni.
Per alcuni bambini la matematica può diventare una delle materie più faticose da affrontare. Ma quando le difficoltà persistono nonostante l'esercizio e sembrano riguardare proprio il modo di comprendere e utilizzare i numeri, un genitore può iniziare a chiedersi se ci siano segnali di discalculia.
La discalculia è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) che riguarda le abilità numeriche e di calcolo. La Legge 170/2010 la riconosce tra i DSA e la descrive come una difficoltà negli automatismi del calcolo e nell'elaborazione dei numeri.
È importante però fare una distinzione: avere difficoltà in matematica non significa necessariamente avere la discalculia.
Un bambino può avere lacune, aver perso alcuni passaggi fondamentali, avere un metodo di studio poco efficace o semplicemente avere bisogno di più tempo per consolidare determinati concetti.
Riconoscere i possibili segnali serve quindi soprattutto a capire quando è opportuno osservare la situazione più attentamente e, se necessario, chiedere un approfondimento.
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I segnali possono essere diversi a seconda dell'età e del percorso scolastico.
Non esiste un singolo errore che permetta di riconoscere la discalculia. È più utile osservare la persistenza delle difficoltà, la loro frequenza e il modo in cui interferiscono con le attività scolastiche.
Tra i possibili segnali possiamo trovare difficoltà nella comprensione dei numeri, nel conteggio, nel recupero delle tabelline e nell'esecuzione delle operazioni.
Vediamoli nel dettaglio.
Una delle difficoltà che può emergere riguarda la comprensione della relazione tra numero e quantità.
Per esempio, il bambino può fare fatica a capire rapidamente quale tra due numeri sia maggiore o minore oppure avere difficoltà a rappresentare mentalmente una quantità.
Le competenze legate alla cognizione numerica comprendono, tra le altre, attività di quantificazione, confronto e seriazione. Le raccomandazioni cliniche considerano queste abilità importanti nell'osservazione delle difficoltà nell'area del calcolo.
Un altro possibile segnale riguarda la lettura e la scrittura dei numeri.
Il bambino può:
Queste difficoltà possono diventare particolarmente evidenti quando si passa dai numeri semplici ai numeri con decine, centinaia o migliaia.
“Le tabelline le ha studiate cento volte, ma continua a non ricordarle.”
È una situazione che può creare molta frustrazione.
La difficoltà nel recuperare rapidamente i fatti aritmetici, come alcune tabelline o semplici risultati, può essere un elemento da osservare.
Un bambino può conoscere la tabellina del 7, per esempio, ma avere bisogno di ricostruire mentalmente ogni risultato partendo da un'operazione precedente.
Questo rende il calcolo molto più lento e impegnativo.
La difficoltà nel recupero dei fatti numerici è infatti descritta tra gli aspetti che possono caratterizzare alcuni profili di discalculia.
Un altro possibile segnale è la lentezza nel calcolo.
Il bambino può impiegare molto tempo anche per operazioni che dovrebbero diventare progressivamente più automatiche.
Per esempio:
7 + 5
può richiedere una strategia di conteggio ogni volta, invece di essere recuperato rapidamente.
La lentezza può riguardare sia il calcolo mentale sia quello scritto.
Questo può diventare un problema soprattutto durante le verifiche, quando il tempo a disposizione è limitato.
Addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni possono risultare particolarmente difficili.
Il bambino può:
In questo caso non è sufficiente osservare se il risultato finale è corretto.
È importante guardare anche come viene svolta l'operazione.
Le difficoltà procedurali nel calcolo scritto, compresa la messa in colonna dei numeri, sono tra gli aspetti descritti nelle indicazioni sulla discalculia.
Alcuni studenti possono fare confusione tra i simboli delle operazioni.
Per esempio:
+ − × ÷
possono essere scambiati o dimenticati.
Il bambino può sapere eseguire correttamente una determinata operazione, ma scegliere quella sbagliata perché non riconosce con immediatezza il simbolo o non riesce a collegarlo alla procedura corretta.
La matematica richiede spesso di seguire una sequenza precisa di passaggi.
Una difficoltà può emergere quando il bambino deve ricordare l'ordine delle procedure.
Per esempio, può sapere eseguire una divisione ma dimenticare un passaggio, oppure non ricordare quale procedura utilizzare davanti a un determinato esercizio.
Questo può accadere anche con espressioni e problemi più complessi.
Qui è importante fare una precisazione.
Avere difficoltà con i problemi di matematica non significa automaticamente avere la discalculia.
La soluzione dei problemi coinvolge infatti molte abilità diverse: comprensione del testo, ragionamento, individuazione delle informazioni importanti, pianificazione e scelta dell'operazione.
Le indicazioni della Consensus Conference distinguono le difficoltà specifiche del calcolo dalle difficoltà nella soluzione dei problemi matematici.
Per questo, davanti a un bambino che non riesce a risolvere un problema, è utile chiedersi:
Non comprende il testo?
Non sa individuare i dati?
Non sa quale operazione utilizzare?
Oppure:
Ha difficoltà a eseguire correttamente il calcolo anche quando sa già quale operazione deve fare?
Sono situazioni diverse e richiedono strategie diverse.
La scuola primaria è un momento particolarmente importante per osservare lo sviluppo delle competenze numeriche e di calcolo.
Alcuni possibili segnali possono essere:
Le raccomandazioni cliniche sottolineano che già nell'ultimo anno della scuola dell'infanzia e nel primo anno della primaria possono essere osservate alcune competenze numeriche e funzioni che possono interferire con lo sviluppo successivo delle abilità di calcolo. Tuttavia, questi indicatori servono a individuare un possibile rischio e non equivalgono a una diagnosi di discalculia.
Con l'arrivo della scuola secondaria di primo grado, la matematica diventa progressivamente più complessa.
Oltre alle operazioni di base compaiono frazioni, percentuali, potenze, espressioni, geometria e problemi più articolati.
Uno studente con difficoltà persistenti può:
A questo punto può diventare facile attribuire il problema alla mancanza di impegno.
Ma se lo studente studia, si esercita e continua a incontrare difficoltà molto significative, può essere utile approfondire la situazione.
La discalculia non riguarda soltanto i bambini.
Le difficoltà possono continuare anche nella scuola superiore e manifestarsi in modo diverso.
Uno studente adolescente può, per esempio:
Con l'aumento della complessità delle materie, queste difficoltà possono diventare ancora più evidenti.
Questa è probabilmente una delle domande più importanti per un genitore.
Un bambino che va male in matematica non è necessariamente discalculico.
Le difficoltà scolastiche possono avere moltissime cause.
Per esempio:
La discalculia è invece un disturbo specifico dell'apprendimento che riguarda particolari abilità numeriche e di calcolo. La diagnosi deve quindi essere effettuata attraverso una valutazione specialistica e non può essere ricavata da una semplice lista di segnali.
Un singolo errore non dovrebbe essere motivo di allarme.
Può essere invece utile prestare maggiore attenzione quando le difficoltà:
In questi casi può essere utile parlarne con gli insegnanti e con il pediatra e valutare, quando indicato, un approfondimento specialistico.
Le linee guida sui DSA hanno proprio l'obiettivo di migliorare e uniformare i percorsi di identificazione, diagnosi e trattamento dei disturbi specifici dell'apprendimento.
I segnali della discalculia non sono una diagnosi.
Una difficoltà nel ricordare le tabelline, per esempio, può essere un elemento da osservare, ma da sola non permette di stabilire la presenza di un DSA.
La valutazione diagnostica prende in considerazione le diverse abilità coinvolte e viene effettuata da professionisti competenti.
In caso di sospetto, famiglia e scuola possono collaborare per raccogliere informazioni sulle difficoltà e capire quale percorso sia più appropriato.
L'Associazione Italiana Dislessia ricorda che la valutazione diagnostica dei DSA può comprendere l'analisi delle capacità di lettura, scrittura, comprensione e calcolo, oltre alla valutazione cognitiva.
Quindi attenzione ai test online: possono essere utili al massimo come spunto per riflettere su una difficoltà, ma non possono sostituire una valutazione specialistica.
Una volta individuate le difficoltà, il passo successivo è capire come rendere lo studio della matematica più accessibile ed efficace.
Non significa semplicemente fare più esercizi.
In alcuni casi può essere più utile lavorare su:
Le modalità di supporto devono essere adattate al profilo dello studente: non esiste uno strumento valido nello stesso modo per tutti. Anche le risorse didattiche per studenti con DSA sottolineano l'importanza di calibrare i mediatori sulle specifiche difficoltà e caratteristiche dello studente.
Un ragazzo può avere davanti un formulario pieno di formule e continuare a non sapere quale utilizzare, quando utilizzarla o come organizzare i passaggi.
Ecco perché il supporto non dovrebbe limitarsi alla spiegazione dell'esercizio.
Può essere molto più utile insegnare allo studente come affrontare un esercizio.
Per esempio:
1. Cosa mi sta chiedendo?
2. Quali informazioni ho?
3. Quale operazione o formula mi serve?
4. Quali passaggi devo seguire?
5. Il risultato è plausibile?
Questa struttura aiuta a trasformare un esercizio apparentemente complicato in una sequenza di piccoli passaggi.
La Legge 170/2010 prevede per gli studenti con DSA una didattica individualizzata e personalizzata e l'utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative, quando appropriato.
A seconda delle esigenze dello studente, possono essere utili strumenti come:
Ma c'è una cosa importante da ricordare:
avere uno strumento non significa automaticamente saperlo utilizzare.
Lo studente deve imparare quando usarlo e come integrarlo nel proprio metodo di lavoro.
Dopo molte esperienze negative può succedere qualcosa di particolarmente delicato.
Il ragazzo smette di pensare:
“Non riesco a fare questo esercizio.”
e comincia a pensare:
“Io non sono portato per la matematica.”
È una differenza enorme.
Una difficoltà specifica può trasformarsi, nel tempo, in una convinzione negativa sulle proprie capacità.
Per questo è importante valorizzare i progressi, scomporre i problemi in passaggi più piccoli e aiutare lo studente a capire che una difficoltà non coincide con una mancanza di capacità.
L'obiettivo non è eliminare ogni errore.
È permettere allo studente di capire come affrontarlo.
Quando un ragazzo ha difficoltà persistenti con numeri e calcoli, il problema non è sempre soltanto la matematica.
Può riguardare anche:
In questi casi un supporto personalizzato può aiutare lo studente a lavorare non soltanto sulla singola materia, ma sulle strategie necessarie per diventare progressivamente più autonomo.
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Riconoscere alcuni segnali di discalculia non significa avere già una risposta.
Significa avere un motivo in più per osservare la situazione con attenzione.
Se un bambino o un ragazzo continua a incontrare difficoltà importanti con numeri, calcolo e procedure matematiche nonostante l'esercizio, è utile non fermarsi alla spiegazione più semplice:
“Non si impegna abbastanza.”
Può essere più utile chiedersi:
“Qual è la difficoltà specifica?”
E soprattutto:
“Di quale tipo di supporto ha bisogno?”
La discalculia, come gli altri DSA, non definisce il valore o le capacità di uno studente. Può rendere alcune attività più faticose, ma con strategie adeguate e un supporto personalizzato è possibile costruire modalità di apprendimento più efficaci.
La Legge 170/2010 riconosce agli studenti con DSA il diritto a una didattica individualizzata e personalizzata, a strumenti compensativi e a misure dispensative nei casi previsti.
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