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DSA e BES

Discalculia: cos'è e come riconoscerla

Fabia M.
Copertina del post

Discalculia: cos’è e come riconoscerla

Tuo figlio fa molta fatica con i numeri, dimentica continuamente le tabelline o impiega tantissimo tempo per completare un calcolo? Potrebbe trattarsi semplicemente di una difficoltà in matematica, ma in alcuni casi questi segnali possono essere collegati alla discalculia.

La discalculia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) che riguarda le abilità numeriche e di calcolo. Non significa essere poco intelligenti o non essere portati per la matematica: riguarda specifiche abilità legate all’elaborazione dei numeri e al calcolo.


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Discalculia: cos’è?

La discalculia evolutiva è un disturbo specifico dell’apprendimento che interessa l’elaborazione dei numeri e le abilità di calcolo.

La Legge 170/2010 riconosce la discalculia tra i DSA e la identifica come una difficoltà negli automatismi del calcolo e nell’elaborazione dei numeri. La discalculia può inoltre presentarsi da sola oppure insieme ad altri DSA, come dislessia, disgrafia e disortografia.

Le difficoltà possono riguardare diversi aspetti della matematica: dalla comprensione delle quantità alla lettura e scrittura dei numeri, dal calcolo mentale alle tabelline, fino alla gestione delle procedure e alla soluzione dei problemi.


Discalculia e intelligenza: sono collegate?

No.

Avere una discalculia non significa avere una minore capacità intellettiva. I DSA riguardano specifiche abilità scolastiche e possono presentarsi in persone con capacità cognitive adeguate.

Per questo è importante evitare frasi come:

  • “Non si impegna abbastanza”.
  • “È negato per la matematica”.
  • “Se facesse più esercizi, imparerebbe”.
  • “È solo distratto”.


Una difficoltà persistente merita invece di essere osservata e compresa.


👉 Leggi anche DSA: disturbi specifici dell'apprendimento, cosa sono e come riconoscerli


Come riconoscere la discalculia?

I segnali della discalculia possono essere diversi e cambiano da studente a studente.

Non è sufficiente avere difficoltà con un argomento di matematica per parlare di discalculia. È soprattutto la persistenza delle difficoltà, nonostante l’esercizio e gli interventi didattici, a rendere utile un approfondimento.

Ecco alcuni dei segnali più frequenti.

1. Difficoltà a comprendere i numeri

Il bambino può avere difficoltà a riconoscere i numeri, leggerli o scriverli correttamente.

Può inoltre faticare a comprendere la relazione tra un numero e la quantità che rappresenta oppure a stabilire quale numero sia maggiore o minore.

2. Difficoltà con le tabelline

Le tabelline possono essere particolarmente difficili da memorizzare.

Anche dopo numerose ripetizioni, il bambino può dimenticare frequentemente i risultati o avere bisogno di ricostruire il calcolo ogni volta.

3. Calcoli molto lenti

Un possibile segnale è la grande lentezza nell'eseguire operazioni che dovrebbero diventare progressivamente automatiche.

Il bambino può perdere il procedimento, confondere i passaggi o commettere errori ricorrenti.

Tra le difficoltà descritte nelle fonti sanitarie rientrano anche problemi nell’allineamento dei numeri, nell’organizzazione spaziale delle operazioni e nell’utilizzo corretto di decimali e simboli.

4. Confusione tra simboli e operazioni

Il bambino può confondere i simboli matematici, ad esempio +, , × e ÷, oppure non ricordare quale operazione utilizzare.

Questo può diventare particolarmente evidente quando gli esercizi richiedono più passaggi.

5. Difficoltà nella soluzione dei problemi

Un ragazzo può conoscere le operazioni ma avere difficoltà a capire quale utilizzare in un problema.

Può leggere correttamente il testo, ma non riuscire a individuare le informazioni importanti, comprendere la relazione tra i dati o organizzare i passaggi necessari per arrivare alla soluzione.

Le attuali linee guida sui DSA considerano, tra gli aspetti da valutare nel disturbo specifico del calcolo, anche la rappresentazione delle quantità, alcuni processi cognitivi coinvolti e le difficoltà nel ragionamento matematico e nella soluzione dei problemi.

6. Difficoltà con il calcolo mentale

Anche semplici operazioni a mente possono richiedere molto tempo.

Il bambino potrebbe dover utilizzare sempre le dita, contare da capo oppure ricorrere a strategie molto lunghe per arrivare a un risultato.

7. Difficoltà nella vita quotidiana

Le difficoltà possono emergere anche al di fuori dei compiti.

Per esempio, il bambino può avere problemi nel:

  • leggere l'orologio;
  • gestire il denaro;
  • calcolare un resto;
  • comprendere quantità e misure;
  • organizzare sequenze numeriche;
  • stimare tempi e distanze.


Discalculia o semplice difficoltà in matematica?

Non tutte le difficoltà in matematica indicano una discalculia.

È normale che uno studente possa incontrare difficoltà con un determinato argomento, soprattutto quando aumenta il livello di complessità della materia.

Un campanello d’allarme può essere rappresentato invece da difficoltà persistenti e significative, che continuano nonostante spiegazioni, esercizio e interventi di recupero.

Per questo non è possibile diagnosticare la discalculia semplicemente osservando i voti scolastici o facendo un test trovato online.


Come viene diagnosticata la discalculia?

La diagnosi della discalculia richiede una valutazione specialistica.

Il percorso permette di analizzare le abilità numeriche e di calcolo dello studente e di comprendere quali siano le difficoltà specifiche.

In genere il primo passo può partire dall'osservazione della scuola: gli insegnanti possono confrontarsi con la famiglia quando notano difficoltà persistenti e suggerire un approfondimento specialistico.

Una valutazione accurata è importante perché permette di distinguere una difficoltà specifica da una semplice lacuna scolastica e di individuare le strategie più adeguate.


Cosa fare se sospetti una discalculia?

Se riconosci alcuni di questi segnali in tuo figlio, non significa automaticamente che abbia la discalculia.

Puoi però:

  1. Osservare le difficoltà e capire quando si presentano.
  2. Confrontarti con gli insegnanti.
  3. Verificare se le difficoltà persistono nonostante il recupero.
  4. Se necessario, rivolgerti a professionisti qualificati per una valutazione.
  5. Nel frattempo, evitare di trasformare ogni esercizio di matematica in una fonte di ansia e frustrazione.


L'obiettivo non dovrebbe essere semplicemente aumentare la quantità di esercizi, ma capire come aiutare quello specifico studente a imparare meglio.


Come aiutare un ragazzo con discalculia?

Una volta individuate le difficoltà, possono essere utili strategie personalizzate e strumenti che rendano più accessibili i concetti matematici.

A seconda delle necessità dello studente, il percorso può prevedere:

  • schemi e mappe;
  • rappresentazioni visive;
  • scomposizione dei problemi in passaggi;
  • strategie per il calcolo;
  • strumenti compensativi;
  • esercizi graduati;
  • ripasso delle competenze di base;
  • attività finalizzate a sviluppare maggiore autonomia.


Anche il supporto emotivo è importante. Le difficoltà scolastiche persistenti possono infatti avere ripercussioni sulla motivazione, sull'autostima e sul rapporto con la scuola.


Discalculia e scuola: quali strumenti sono previsti?

La Legge 170/2010 riconosce agli studenti con DSA il diritto a una didattica adeguata alle proprie esigenze. In presenza di una certificazione, la scuola può predisporre un Piano Didattico Personalizzato (PDP) e adottare strumenti compensativi e misure dispensative secondo quanto previsto dalla normativa e dal percorso individuale.

Questo significa che avere una diagnosi non è semplicemente ricevere un'etichetta: serve soprattutto a comprendere meglio le caratteristiche dello studente e a costruire un percorso scolastico più efficace.


Il ruolo del tutor nel supporto allo studente con discalculia

Quando la matematica diventa una difficoltà costante, un tutor può rappresentare un supporto importante nello studio quotidiano.

Un percorso individuale permette di lavorare sulle difficoltà specifiche dello studente, senza confrontarlo continuamente con i compagni.

Il tutor può aiutare a:

  • consolidare le competenze matematiche di base;
  • individuare gli errori più frequenti;
  • comprendere le procedure;
  • affrontare i problemi un passaggio alla volta;
  • organizzare lo studio;
  • utilizzare strategie e strumenti adeguati;
  • aumentare gradualmente autonomia e sicurezza.


L'obiettivo non è fare i compiti al posto dello studente, ma aiutarlo a capire come affrontarli.


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Discalculia: le domande più frequenti

Che cos'è la discalculia in parole semplici?

La discalculia è un DSA che riguarda specifiche abilità numeriche e di calcolo. Può rendere difficili attività come comprendere i numeri, eseguire calcoli, memorizzare le tabelline o risolvere alcuni problemi matematici.

Quali sono i sintomi della discalculia?

Tra i possibili segnali ci sono difficoltà persistenti nel riconoscimento e nell'elaborazione dei numeri, nel calcolo, nelle tabelline, nell'uso dei simboli matematici, nell'organizzazione delle operazioni e nella soluzione dei problemi.

Come capire se un bambino è discalculico?

Non è possibile stabilirlo semplicemente osservando alcuni errori o utilizzando un test online. Se le difficoltà matematiche sono persistenti e incidono significativamente sul rendimento, è opportuno confrontarsi con gli insegnanti e valutare un approfondimento specialistico.

La discalculia è una forma di disabilità intellettiva?

No. La discalculia è un disturbo specifico dell'apprendimento e riguarda determinate abilità numeriche e di calcolo. La normativa italiana riconosce i DSA in presenza di capacità cognitive adeguate.

Un ragazzo con discalculia può imparare la matematica?

Sì. La discalculia non impedisce di apprendere la matematica. È importante individuare strategie, strumenti e modalità di apprendimento coerenti con le caratteristiche e le necessità dello studente.


In conclusione

La discalculia non è mancanza di impegno e non significa essere “negati per la matematica”.

Riconoscere i segnali è importante, ma altrettanto importante è evitare diagnosi fai-da-te. Quando le difficoltà persistono, il confronto tra famiglia, scuola e professionisti può aiutare a capire cosa sta succedendo e quale supporto offrire.

Perché dietro un bambino che continua a sbagliare le tabelline o impiega mezz'ora per un'operazione non c'è necessariamente poca voglia di studiare.

A volte c'è semplicemente un modo diverso di imparare che ha bisogno di essere compreso.


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