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DSA e BES

Segnali di dislessia: quali sono, come riconoscerli e cosa fare

Fabia M.
Copertina del post

Segnali dislessia: cosa sono e perché è importante riconoscerli

Quando un bambino fa fatica a leggere, impiega molto tempo per completare un testo o commette errori che sembrano ripetersi, è naturale che un genitore si chieda se possa esserci una difficoltà specifica di apprendimento.

La dislessia è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) che riguarda principalmente le abilità di lettura. Può manifestarsi, per esempio, attraverso una lettura poco fluida, lenta o caratterizzata da errori. Le difficoltà possono essere diverse da bambino a bambino e non significano una minore capacità intellettiva.

Riconoscere alcuni possibili segnali è importante perché permette di osservare con maggiore attenzione le difficoltà e capire se è necessario chiedere un approfondimento, senza trasformare ogni errore scolastico in un possibile disturbo.

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Quali sono i principali segnali della dislessia?

I segnali della dislessia possono cambiare in base all'età e al livello scolastico.

Non tutti i bambini presentano le stesse difficoltà e la presenza di uno o più segnali non significa automaticamente avere la dislessia.

Alcuni indicatori, però, possono essere osservati con particolare attenzione.

1. Lettura molto lenta

Uno dei segnali più evidenti può essere una lettura particolarmente lenta e faticosa.

Il bambino può impiegare molto più tempo dei compagni per leggere un brano, anche quando il testo non è particolarmente complesso.

Può inoltre interrompersi spesso, perdere il segno o avere bisogno di rileggere più volte la stessa frase.

La difficoltà non riguarda necessariamente la comprensione dell'argomento: può accadere che il bambino comprenda bene ciò che ascolta, ma faccia molta più fatica quando deve leggere autonomamente.


2. Errori frequenti durante la lettura

Un altro possibile segnale è la presenza di errori che tendono a ripetersi.

Durante la lettura il bambino può:

  • confondere alcune lettere o sequenze di lettere;
  • saltare lettere o parole;
  • aggiungere o sostituire parti delle parole;
  • leggere una parola in modo diverso da come è scritta;
  • perdere frequentemente il punto del testo;
  • avere difficoltà con parole lunghe o poco familiari.


Gli errori possono risultare più evidenti quando il testo diventa lungo o aumenta la pressione del tempo.


3. Difficoltà nell'associazione tra lettere e suoni

Soprattutto nelle prime fasi dell'apprendimento della lettura, può essere importante osservare quanto il bambino riesca ad associare correttamente grafemi e fonemi, cioè lettere e relativi suoni.

Le raccomandazioni della Consensus Conference indicano, tra gli indicatori di rischio osservabili nella prima primaria, proprio la difficoltà nell'associazione grafema-fonema e fonema-grafema.


4. Difficoltà con lo spelling

Il bambino può incontrare difficoltà nel pronunciare o comporre correttamente le parole lettera per lettera.

Lo spelling può risultare particolarmente faticoso, soprattutto quando deve essere svolto rapidamente o senza un modello davanti.


5. Confusione tra lettere o sequenze

Alcuni bambini possono confondere l'ordine delle lettere all'interno delle parole oppure commettere errori ricorrenti nella decodifica.

Un esempio può essere la confusione tra lettere visivamente simili, ma è importante non concentrarsi esclusivamente sulle cosiddette “lettere al contrario”.

La dislessia non si riconosce semplicemente perché un bambino confonde la “b” con la “d”.

È l'insieme delle difficoltà di lettura e la loro persistenza a essere significativo.


6. Lettura corretta ma poco fluida

Non tutti i problemi riguardano necessariamente il numero di errori.

Un bambino può leggere le parole in modo sostanzialmente corretto, ma farlo con una lentezza e una fatica molto elevate.

Questo può avere conseguenze anche sullo studio: se leggere una pagina richiede molta energia, rimane meno attenzione disponibile per comprendere, selezionare e ricordare le informazioni.


Segnali di dislessia nella scuola primaria

La scuola primaria è un periodo particolarmente importante per osservare lo sviluppo delle abilità di lettura e scrittura.

Durante il primo anno, gli insegnanti possono osservare sistematicamente le competenze di letto-scrittura e intervenire con attività didattiche mirate.

Tra gli indicatori di rischio individuati dalla Consensus Conference rientrano, in particolare:

  • difficoltà nell'associazione tra grafemi e fonemi;
  • mancato raggiungimento del controllo sillabico nella lettura e nella scrittura;
  • eccessiva lentezza nella lettura e nella scrittura;
  • difficoltà nella produzione riconoscibile delle lettere in stampato maiuscolo.


Questo non significa che un bambino che presenta una di queste caratteristiche abbia necessariamente un DSA.

Significa piuttosto che la difficoltà merita attenzione e osservazione nel tempo.


Segnali di dislessia nella scuola media

Con il passaggio alla scuola secondaria di primo grado, le difficoltà possono diventare più evidenti perché aumentano la quantità di testo da leggere, il numero delle materie e la necessità di studiare in autonomia.

Un ragazzo potrebbe:

  • impiegare moltissimo tempo per leggere i capitoli assegnati;
  • evitare di leggere ad alta voce;
  • avere difficoltà a studiare direttamente dal libro;
  • preferire ascoltare una spiegazione piuttosto che leggere un testo;
  • stancarsi rapidamente durante lo studio;
  • avere bisogno di rileggere più volte;
  • fare fatica a individuare le informazioni principali;
  • arrivare impreparato alle verifiche nonostante abbia trascorso molto tempo sui libri.


In questi casi può sembrare che il problema sia la scarsa voglia di studiare.

In realtà, talvolta, il tempo e l'energia richiesti dalla lettura rendono lo studio molto più impegnativo.


Segnali di dislessia alle scuole superiori

Anche alle scuole superiori possono emergere o diventare più evidenti alcune difficoltà.

Lo studente può, per esempio, riuscire a comprendere molto bene una spiegazione orale ma avere difficoltà a studiare autonomamente da testi lunghi.

Può inoltre:

  • impiegare molto tempo per preparare una verifica;
  • leggere lentamente grandi quantità di materiale;
  • avere difficoltà a prendere appunti mentre ascolta;
  • faticare a gestire contemporaneamente lettura, comprensione e memorizzazione;
  • rimandare lo studio perché lo percepisce come particolarmente faticoso;
  • arrivare rapidamente a una condizione di affaticamento.


Questo può creare un circolo poco positivo:

più tempo necessario → maggiore fatica → maggiore frustrazione → minore motivazione → ulteriore difficoltà nello studio.

Per questo è importante non interpretare automaticamente la difficoltà come mancanza di impegno.


Dislessia e difficoltà di comprensione: sono la stessa cosa?

No.

Un aspetto importante è distinguere la difficoltà nella decodifica della lettura dalla comprensione del testo.

Un ragazzo può avere una buona capacità di comprendere un contenuto quando viene spiegato oralmente, ma incontrare difficoltà quando deve leggerlo autonomamente.

La ricerca scientifica e le linee guida sui DSA hanno dedicato particolare attenzione anche al rapporto tra disturbo della lettura e comprensione del testo.

Per questo è utile chiedersi non soltanto:

“Capisce quello che legge?”

ma anche:

“Quanto sforzo deve fare per arrivare a capire quello che legge?”


Quali sono i segnali di dislessia da non sottovalutare?

Più che un singolo errore, è utile osservare la frequenza, la persistenza e l'impatto delle difficoltà.

Per esempio, può essere opportuno approfondire la situazione se un bambino:

  • presenta difficoltà di lettura che persistono nel tempo;
  • legge molto lentamente rispetto a quanto ci si aspetterebbe per la sua età e classe;
  • commette numerosi errori durante la lettura;
  • evita sistematicamente attività che richiedono di leggere;
  • si affatica molto durante i compiti;
  • mostra una significativa differenza tra ciò che riesce a comprendere oralmente e ciò che riesce a fare autonomamente attraverso la lettura;
  • nonostante l'impegno e le attività di supporto, continua a incontrare difficoltà significative.


La cosa importante è non aspettare necessariamente che il problema diventi grave prima di chiedere informazioni.

L'identificazione precoce degli indicatori di rischio e l'intervento didattico mirato sono aspetti considerati nelle raccomandazioni sui DSA.


Segnali di dislessia: attenzione a non confonderli con la mancanza di impegno

“Non si impegna abbastanza.”

“È distratto.”

“Non ha voglia di leggere.”

“Se si applicasse di più, riuscirebbe.”

Sono frasi che uno studente in difficoltà può sentirsi ripetere spesso.

Ma una difficoltà nella lettura non significa necessariamente mancanza di volontà.

Uno studente può impegnarsi moltissimo e ottenere comunque risultati inferiori rispetto allo sforzo compiuto.

Questo è uno dei motivi per cui è importante osservare il rapporto tra impegno, tempo impiegato e risultato ottenuto.

Se un ragazzo passa due ore sui libri e riesce a completare una quantità di lavoro molto inferiore rispetto ai compagni, il primo passo non dovrebbe essere necessariamente chiedergli di studiare ancora di più.

Potrebbe essere più utile chiedersi:

“Possiamo trovare un modo diverso e più efficace per studiare?”


Come si diagnostica la dislessia?

I segnali possono essere un punto di partenza per osservare una difficoltà, ma non permettono di fare una diagnosi.

La diagnosi di DSA richiede una valutazione specialistica secondo criteri clinici specifici. Le linee guida nazionali sulla gestione dei DSA aggiornate nel 2022 hanno l'obiettivo di uniformare e migliorare i protocolli diagnostici e riabilitativi.

Per questo, se le difficoltà persistono e incidono significativamente sul percorso scolastico, è opportuno parlarne con gli insegnanti e rivolgersi ai servizi o ai professionisti competenti per valutare la situazione.

Un articolo online, un test trovato su Internet o una lista di sintomi non possono sostituire una valutazione specialistica.


Cosa fare se si sospetta una dislessia?

Il primo passo è evitare il panico.

Non serve attribuire immediatamente un'etichetta al bambino o al ragazzo.

È invece utile:

  • osservare le difficoltà e quando si presentano;
  • parlarne con gli insegnanti;
  • verificare quali strategie sono già state utilizzate;
  • capire quali attività risultano più faticose;
  • se necessario, chiedere un approfondimento specialistico;
  • nel frattempo, aiutare lo studente a trovare modalità di studio più efficaci.


Se viene effettuata una diagnosi di DSA, la normativa italiana prevede per gli studenti specifiche forme di didattica individualizzata e personalizzata, oltre a strumenti compensativi e misure dispensative, secondo quanto previsto dalla Legge 170/2010.


Come aiutare un ragazzo con dislessia nello studio?

Avere una diagnosi di dislessia non significa semplicemente “studiare meno”.

Significa, soprattutto, imparare a utilizzare strategie adeguate alle proprie caratteristiche.

Per esempio, possono essere utili:

  • mappe concettuali;
  • schemi;
  • parole chiave;
  • sintesi vocali;
  • audiolibri;
  • materiali organizzati in modo chiaro;
  • spiegazioni orali;
  • tecniche di memorizzazione;
  • suddivisione del lavoro in piccoli obiettivi;
  • pianificazione delle attività;
  • tempi di studio e pause ben organizzati.


La Legge 170/2010 riconosce agli studenti con diagnosi di DSA il diritto a una didattica individualizzata e personalizzata e all'utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative.

Ma avere gli strumenti a disposizione non significa automaticamente sapere come utilizzarli.

Ed è proprio qui che può diventare importante lavorare sul metodo di studio.


DSA e metodo di studio: perché il supporto può fare la differenza

Uno studente con dislessia può sapere di avere a disposizione mappe, sintesi vocale o altri strumenti compensativi e, allo stesso tempo, non sapere come integrarli concretamente nella propria giornata di studio.

Può chiedersi:

Da dove comincio?

Come studio un capitolo di storia?

Devo leggere tutto o posso utilizzare l'audio?

Come preparo un'interrogazione?

Come faccio a ricordare quello che ho studiato?

Come organizzo il pomeriggio senza passare ore sui libri?


In questi casi, il supporto non dovrebbe consistere semplicemente nell'aiutare lo studente a “fare i compiti”.

L'obiettivo può essere quello di accompagnarlo verso una maggiore autonomia, aiutandolo a capire quali strategie funzionano meglio per lui.


💡 È qui che entra in gioco il supporto allo studio Tutornow per DSA

Con Tutornow, lo studente può essere affiancato da un tutor per affrontare le difficoltà scolastiche e lavorare su organizzazione, comprensione degli argomenti e metodo di studio.

Il percorso può essere costruito tenendo conto delle caratteristiche e delle esigenze dello studente, con l'obiettivo di aiutarlo non soltanto a superare una verifica, ma a sviluppare strategie che possa utilizzare anche in autonomia.

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Segnali dislessia: quando chiedere aiuto?

Riconoscere i possibili segnali della dislessia non significa cercare una diagnosi a tutti i costi.

Significa imparare a osservare.

Se un bambino o un ragazzo fa fatica a leggere, si stanca rapidamente, evita i testi, impiega molto più tempo del previsto per studiare o mostra difficoltà persistenti nonostante l'impegno, può essere utile fermarsi e chiedersi che cosa ci sia realmente dietro quella fatica.

A volte non serve chiedere allo studente di impegnarsi di più.

Serve trovare una strada diversa per imparare.

La diagnosi, quando necessaria, spetta ai professionisti competenti. La scuola e la famiglia possono invece avere un ruolo importante nell'osservazione e nel supporto dello studente.

E, anche in presenza di una diagnosi, la dislessia non definisce le capacità di una persona.

Ogni studente può avere punti di forza, modalità di apprendimento e strategie diverse.


Hai bisogno di supporto nello studio?

Se tuo figlio ha un DSA o incontra difficoltà persistenti nella lettura, nell'organizzazione o nello studio, un tutor può aiutarlo a trovare strategie più adatte alle sue esigenze.

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Perché l'obiettivo non è studiare di più.
È imparare a studiare meglio, nel modo più adatto a sé.

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