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DSA e BES

Disprassia: cos'è e come funziona a scuola

Fabia M.
Copertina del post

Disprassia: cos'è e come funziona a scuola

Scrivere, usare le forbici, allacciarsi le scarpe, organizzare i movimenti durante lo sport o eseguire una sequenza di azioni può sembrare semplice. Per un bambino con disprassia, però, alcune di queste attività possono richiedere molta più fatica.

Ma cos'è esattamente la disprassia? E soprattutto: è un DSA? A scuola è previsto un PDP?

Vediamo le informazioni più importanti per capire questa condizione e le possibili implicazioni nel percorso scolastico.


Disprassia: cos'è?

La disprassia è una difficoltà che riguarda la pianificazione, la coordinazione e l'esecuzione dei movimenti.

In ambito clinico viene generalmente ricondotta al Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione (DCD), un disturbo del neurosviluppo che può comportare movimenti più lenti, imprecisi o poco coordinati rispetto a quanto atteso per l'età.

Non significa semplicemente essere “goffi” o avere poca abilità nello sport. La difficoltà può riguardare anche azioni quotidiane e attività che richiedono una precisa sequenza di movimenti.


Disprassia e DSA: sono la stessa cosa?

No.

La disprassia non è un DSA e non rientra tra i quattro Disturbi Specifici dell'Apprendimento riconosciuti dalla Legge 170/2010: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.

È invece ricondotta al Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione e, nella normativa scolastica italiana, è considerata nell'area dei disturbi evolutivi specifici compresi nei BES (Bisogni Educativi Speciali).

Questo è importante perché DSA e disprassia non hanno esattamente lo stesso inquadramento normativo, anche se possono presentarsi insieme.


Come si manifesta la disprassia a scuola?

La disprassia può avere manifestazioni diverse da bambino a bambino.

A scuola possono comparire, per esempio:

  • difficoltà nella scrittura manuale;

  • lentezza nel copiare dalla lavagna;

  • difficoltà a organizzare lo spazio sul foglio;

  • fatica nell'utilizzare righello, compasso, forbici o altri strumenti;

  • difficoltà nel disegno e nelle attività grafiche;

  • maggiore difficoltà nelle attività di educazione fisica;

  • fatica nell'eseguire sequenze di azioni;

  • difficoltà a organizzare e portare a termine alcune attività in autonomia.


Una conseguenza frequente è che un'attività apparentemente semplice richieda molto più tempo ed energia.

Per questo uno studente può conoscere la risposta, ma avere difficoltà a dimostrarlo attraverso un'attività che richiede una particolare coordinazione motoria.


La disprassia può influenzare lo studio?

Sì, soprattutto quando le difficoltà motorie interferiscono con le attività scolastiche.

Per esempio, prendere appunti può diventare faticoso perché bisogna contemporaneamente ascoltare, comprendere e scrivere.

Anche copiare un testo, completare una scheda o realizzare un disegno geometrico può richiedere più tempo.

In questi casi può essere utile permettere allo studente di concentrare le proprie energie sull'apprendimento, riducendo quando possibile le difficoltà legate all'esecuzione manuale.


Disprassia e PDP: è previsto?

Questa è una delle domande più frequenti.

La disprassia può prevedere un PDP, ma non è automatico come nel caso di un DSA certificato ai sensi della Legge 170/2010.

La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 include il disturbo della coordinazione motoria e la disprassia tra le situazioni che possono rientrare nell'area dei BES. Per gli alunni con BES diversi dai DSA, l'attivazione di un percorso individualizzato e personalizzato passa dalla valutazione del Consiglio di classe o del team dei docenti, che può decidere di predisporre un PDP motivando le scelte effettuate.

Quindi, in presenza di disprassia, è importante guardare non solo alla diagnosi, ma soprattutto a come la condizione incide concretamente sul percorso scolastico.


Cosa può contenere il PDP per un alunno con disprassia?

Non esiste un PDP uguale per tutti.

Le misure dovrebbero essere individuate in base alle difficoltà e alle necessità dello studente.

A seconda dei casi possono essere utili, per esempio:

  • più tempo per alcune attività scritte;

  • utilizzo del computer o del tablet;

  • riduzione della copia dalla lavagna;

  • materiali già predisposti;

  • schemi e mappe;

  • modalità alternative per mostrare ciò che si è appreso;

  • attenzione alle attività che richiedono particolare precisione motoria;

  • organizzazione più chiara delle consegne;

  • suddivisione di un'attività complessa in passaggi più semplici.


Il PDP dovrebbe quindi essere personalizzato, non un semplice elenco di strumenti.


Disprassia e scuola: cosa può fare un insegnante?

Un insegnante può aiutare lo studente rendendo più chiaro cosa deve fare, in quale ordine e con quali strumenti.

Può essere utile:

Dare consegne brevi e sequenziali

Invece di presentare molti passaggi contemporaneamente, è possibile dividerli e verificare che siano chiari.

Lasciare il tempo necessario

Se un compito richiede maggiore coordinazione motoria, la velocità di esecuzione non dovrebbe diventare automaticamente il principale criterio di valutazione.

Valorizzare il contenuto

Quando l'obiettivo della prova è verificare una conoscenza, è importante distinguere la conoscenza stessa dalla difficoltà nell'eseguire una determinata attività manuale.

Utilizzare supporti visivi

Schemi, immagini, esempi e procedure illustrate possono aiutare a rendere più prevedibili le attività.


Disprassia e insegnante di sostegno: è sempre previsto?

No.

La presenza della disprassia, da sola, non comporta automaticamente l'assegnazione dell'insegnante di sostegno.

Il sostegno è collegato alla presenza di una condizione di disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104/1992 e alla relativa procedura di accertamento. La sola presenza di disprassia non determina quindi automaticamente un PEI o un insegnante di sostegno.


Disprassia e apprendimento: ogni studente è diverso

La disprassia può presentarsi in modi molto diversi e può anche coesistere con altre condizioni o disturbi.

Per questo è importante non fermarsi alla diagnosi.

La domanda più utile a scuola è:

“Di quale supporto ha bisogno questo studente per poter dimostrare ciò che sa?”

A volte può bastare modificare una modalità di lavoro, utilizzare uno strumento digitale o organizzare un'attività in più passaggi. In altri casi può essere necessario un percorso più strutturato.

L'obiettivo è permettere allo studente di imparare e partecipare alla vita scolastica senza che una difficoltà motoria diventi un ostacolo all'apprendimento.


In sintesi: disprassia e scuola

La disprassia:

  • riguarda soprattutto la pianificazione e la coordinazione dei movimenti;

  • in ambito clinico è ricondotta al Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione (DCD);

  • non è un DSA, anche se può coesistere con un DSA;

  • rientra nell'area dei disturbi evolutivi specifici considerati nei BES;

  • può avere conseguenze concrete sulle attività scolastiche;

  • può prevedere un PDP, ma per gli alunni con BES diversi dai DSA la predisposizione dipende dalla valutazione del team docenti o del Consiglio di classe;

  • non comporta automaticamente la presenza di un insegnante di sostegno.


Capire la disprassia significa quindi guardare oltre la semplice difficoltà motoria e chiedersi quali condizioni possono aiutare lo studente a esprimere davvero le proprie capacità.


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